07 set 2010


Piccoli editori, grandi progetti






28.07.2010 - Un catalogo variato che spazia dalla narrativa alla saggistica, dalle riviste specialistiche alle collane universitarie, passando per racconti per bambini e letteratura di viaggio; una presenza capillare nelle maggiori librerie pugliesi (da Feltrinelli e Laterza a Bari, alla Liberrima di Lecce); il tutto spesso caratterizzato da copertine riconoscibili grazie alle coloratissime e accattivanti illustrazioni: così si presenta la Progedit, casa editrice barese costituita nel 1997, gestita dal dott. Gino Dato, che nella video-intervista ne fa una presentazione.

Quello che ci ha colpiti soprattutto sono le pubblicazioni legate alla regionalità come le “Favole Pugliesi“ di Manlio Triggiani; i libri di Vittorio Stagnani, da “Puglia fuori strada” fino all`ultima fatica “I racconti della pentola”; l`esordio nella narrativa con la raccolta “Per un giorno” del giornalista della Gazzetta Onofrio Pagone, per nominare solo alcuni dei successi della Progedit.

_Qual è il vostro rapporto con il territorio?
“Innanzitutto, i nostri autori sono quasi esclusivamente pugliesi. E questo è vero perché effettivamente il rapporto con il territorio è molto forte, spesso di dipendenza. È un po` nell`ordine delle cose: misuriamo l`efficacia di un risultato proprio in relazione alla rispondenza al territorio e finiamo con il preferire la pubblicazione di un libro a carattere locale rispetto ad uno di maggiore portata, il quale forse avrebbe un mercato più vasto, ma sicuramente non avrebbe la stessa `organicità` e la stessa risposta.
Di questi tempi esiste indubbiamente quello che potremmo definire un `filone leghista` che, da editori, va tenuto sotto osservazione: l`attenzione alle identità locali che emerge da questo sentimento non deve essere sottovalutata. Uno dei nostri successi, infatti, è “Bari Vecchia porte aperte” di Michele Fanelli, che fa parte proprio di questa schiera di libri che puntano il riflettore sulle `culture`.
D`altra parte, siamo consapevoli che il rapporto con il territorio non deve essere troppo costrittivo per evitare di secludersi in un ambito molto limitato diventando asfittici.”

_Come si convive con i grandi editori?
"Premesso che i progetti non sono comparabili per dimensioni e potenza distributiva, possiamo dire che quello con la grande editoria è un rapporto di emulazione, perché la cultura, secondo me, avanza spesso secondo questo principio. Il vantaggio di essere dei piccoli editori è quello di avere degli obiettivi “accessibili” e una maggiore libertà di movimento: la corazzata del grande editore si muove quando si profilano ritorni efficaci, mentre per noi 300 copie sono sufficienti per far partire un progetto che può essere altrettanto `bello` e curato."

_Progetti per il futuro?
"Attualmente noi siamo ben organizzati nella vendita online, con un`attenzione particolare alle vendite dirette. Un sistema che aggira la grande distribuzione, per intenderci, che è il modo migliore di muoversi per una piccola casa editrice. Il progetto per il futuro è di `attrezzarsi` con dei programmi robusti per provare a contemperare la crescita di fatturato con un allargamento del mercato e della distribuzione. Certamente questo significa prendersi più rischi, uscendo dalla condizione protetta del piccolo editore universitario."

_Per finire, una domanda più personale: fare l`editore è profittevole o è una missione?
"Con l`editoria certo non ci si arricchisce. Nel mio caso, una delle cose che so fare è leggere, ecco perché ho scelto di fare questo mestiere. Una missione? mah..."



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